Una storia di tulle

Si dice che furono i tessitori francesi della città di Tulle a inventare la stoffa a piccoli fori esagonali che oggi conosciamo con l’omonimo nome. Si dice anche che il tulle abbia origini divine e che già gli antichi greci andavano coperti di mantelli in tessuto trasparente e a veli, trattenuti sul capo da un’acconciatura di fiori d’arancio. Ma se tutte queste storie sembrano quasi leggenda, certo è che fu la Regina Vittoria che nel 1840 con il suo abito di nozze candido, vaporoso e decorato di merletti, decretò il successo del tulle nonché del colore bianco che da allora divenne il colore incontrastato per gli abiti da sposa fino ai giorni nostri.

Tra coloro che contribuirono a lanciare la moda del tulle ci fu anche una ballerina italiana, Maria Taglioni, la prima ballerina romantica che introdusse l’uso del tutù di tulle e delle punte nei suoi spettacoli .

Una storia di tulle - Oui Chéri

Nel diciannovesimo secolo si deve a F. Worth, il sarto dell’alta società parigina, l’utilizzo di questo tessuto per le sue creazioni: abbinò tulle a strati alle crinoline per conferire ricchezza e volume agli abiti , applicò una striscia di tulle leggero e trasparente ad un cappellino lanciando così la moda del cappello con veletta, indossato dalle signore eleganti durante la Belle époque. Da allora e per tutti i primi anni del ‘900 il tulle continuò ad impreziosire gli abiti da sera e la biancheria intima.

Allo scoppio della Prima Guerra mondiale i canoni che avevano guidato le tendenze della moda vengono stravolti. In un periodo in cui mancano soprattutto le materie prime, le gonne si accorciano e si cominciano a prediligere tessuti divesi, le linee diventano “militaresche” tutt’al più addolcite con la così detta crinolina di guerra, una gonna scampanata e imbottita di tulle chiamata anche “paralù”.

Dopo il 1945, con la fine della Grande Guerra, Parigi diventa sinonimo di eleganza e paradigma assoluto per tutto ciò che concerne la moda e le tendenze, diventa la capitale regina dell’Haute Couture.Christian Dior fu il vero maestro nel creare una moda post bellica che portava una ventata di freschezza dopo l’austerità degli anni della guerra. Ricordiamo la sua collezione “Corolle” fatta di abiti ricchi, sfarzosi e romantici che ottenne un riconoscimento immediato anche oltre oceano pur non essendo del tutto innovativa, strizzando l’occhio ai grandi modelli del passato.Cultore del bianco e nero, Dior prediligeva per gli abiti da giorno linee più caste, mentre per quelli da sera, scollature profonde e metri di tulle per l’amplissima gonna.

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Su questa scia viene creato nel 1954 il vestito bianco e nero indossato da Grace Kelly nel film “La finestra sul cortile” diretto da Hitchcock,. Con una gonna ispirata allo stile delle ballerine, drappeggiata e lunga sino a metà polpaccio, realizzata con strati di chiffon e tulle, diventa un’icona. L’abito disegnato da Edith Head, costumista della Paramount Pictures, rimane negli annali come uno dei più ricordati dell’attrice oltre che uno dei più imitati.

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All’abito bianco e nero si è ispirata anche Carolina Herrera nel 2007 per realizzare uno spezzato degli stessi colori in occasione dell’asta organizzata da Saks Fifth Avenue per il venticinquesimo anniversario della morte dell’attrice. Femminilità e romanticismo ispirano ancora, Giorgio Armani che, cinquant’anni dopo, rievoca le emozioni del balletto classico con le sue gonne leggiadre come tutù di ballerine tutte a volant di tulle. C’è poi Vivienne Westwood, celebre per l’uso del tulle, nel continuo gioco di vedo/non vedo per abiti, camicie e gonne spesso sottolineate da balze e ruches danzanti e, per restare nel mondo della sposa, Vera Wang con le sue creazioni assolutamente sopra le righe, abiti con gonne di tulle voluminose e non convenzionali, per una allure romantica ma anche un po’ rock!

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